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Bilancio sociale Consigliatura anno 2018

Questo è il terzo e ultimo bilancio sociale della presente consigliatura che tuttavia è ancora in corso fino a metà 2019. Difficile tracciare dei bilanci definitivi perché le attività che sono state svolte hanno cercato soprattutto di presidiare e far progredire il lavoro svolto dai precedenti Consigli, di seminare in campi in cui non si erano ancora attivate relazioni di cui si vedranno più avanti gli sviluppi e di stabilire molteplici sinergie al fine di rendere più evidente, utile e autorevole la nostra figura professionale sul territorio, nelle istituzioni e per la società. Questo, consapevoli della necessità di un rinnovato impegno sociale dell’architetto rivolto a riaffermare la propria identità prima ancora di rivendicare nuove e migliori attenzioni.

È possibile tuttavia individuare alcune linee guida ed alcuni ambiti di prevalente interesse che hanno animato il lavoro del Consiglio, sia in coerenza con lo spirito proposto a livello nazionale dal CNAPPC che rispetto alle tematiche specificamente locali e alla particolarità amministrativa del nostro territorio, che hanno richiesto approcci e interventi mirati.
D’altra parte, al nostro interno, abbiamo maturato soprattutto nell’ultimo anno una riflessione specifica sulla nostra identità, sul senso del nostro lavoro in quest’epoca complessa, molto diversa dal passato e in un territorio che, pur caratterizzato da forti permanenze storiche, sta progressivamente e necessariamente cambiando.
Lo scorso Bilancio sociale (2/18_Report annuale) si era interrogato sulla figura dell’architetto analizzandone, attraverso la raccolta e l’interpretazione di dati statistici, l’immagine sociale così come percepita dall’opinione pubblica e dagli stakeholders. Il numero 1/19 di “a” (Qualità) ha voluto invece ricondurre la riflessione sulla qualità all’interno di una trama di rapporti riportandola sul piano della ricerca di quell’interazione tra premesse, mezzi e obiettivi che presiede all’elaborazione del progetto, oltre l’ambito del linguaggio che fa parte del background di ciascuno di noi ed è relazionato alla cultura e ai luoghi.
Entro questa cornice -identitaria e culturale- pare dunque importante sviluppare una riflessione sul nostro lavoro di professionisti, ovvero su come queste premesse possano trovare attuazione nella quotidianità. Questo obiettivo è stato alla base della programmazione del II Congresso regionale degli Architetti Trentino-Alto Adige “Strumenti, opportunità e sguardi al futuro prossimo della professione” svoltosi a Riva del Garda il 5 e il 6 ottobre 2018.
Il Congresso si è aperto con l’intervento del presidente del CNAPPC Giuseppe Cappochin che ha ribadito la necessità di far emergere nella società una “domanda di architettura” e quindi di farci carico della missione di educare, stimolare e sensibilizzare alla cultura architettonica.
Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME, ha introdotto lo scenario economico e demografico della nostra regione con particolare attenzione alle differenze fra Trentino e Alto Adige, rilevando come anche nei nostri territori si paventa la formazione di un sistema di centri urbani forti e di periferie deboli, nonché di come ci stiamo già confrontando con una profonda crisi demografica e con un crescente invecchiamento della popolazione. La sfida futura sarà quindi saper farsi carico di situazioni molto delicate come i nostri centri storici minori e le aree interne, garantendone uguali opportunità rispetto alla città per scongiurarne l’abbandono.
Gli interventi che si sono succeduti al Congresso hanno posto al centro dell’attenzione dinamiche globali e risvolti locali interrogandosi su vari temi inerenti la nostra professione, dei quali gli articoli del numero di questa rivista danno ampio riscontro.
Tutto questo si innesta sulla particolarità amministrativa della nostra realtà provinciale che costituisce, da un lato, un banco di prova costante per le normative nazionali e dall’altro chiede agli Ordini professionali una più attenta e impegnata partecipazione alla loro discussione, senza che questo, purtroppo, si traduca sempre nel miglior risultato auspicato.
La nostra presenza costante ai tavoli permette il confronto sia con la parte politica che con tutte le professioni tecniche e le associazioni di categoria coinvolte. Questa attività ha permesso di riaffermare in più occasioni l’importanza della qualità dell’architettura come valore, nella convinzione che gli edifici di utilizzo pubblico debbano essere uno strumento di valorizzazione dei territori e possano costituire così un esempio significativo da seguire anche per interventi condotti dai privati.
Sulla base del documento “Strategie per la promozione della qualità architettonica nelle azioni di trasformazione del territorio e del paesaggio trentino” redatto dal Forum dell’Osservatorio del Paesaggio, cui l’Ordine ha ampiamente contribuito, è stata approvata la Delibera della Giunta provinciale 2077/18 “Atto di indirizzo per la promozione della qualità architettonica e paesaggistica delle trasformazioni che investono il territorio trentino”. La Delibera prevede alcune azioni incentivanti, tra le quali promuovere il ricorso alla consulenza del Comitato per la cultura architettonica e del paesaggio per le strutture di particolare rilevanza volumetrica e per gli interventi finanziati con contributo pubblico; il recepimento e l’attuazione dei contenuti dell’allegato H (qualità architettonica nelle opere pubbliche, delle infrastrutture e dei manufatti tecnici); l’istituzione di un riconoscimento pubblico di qualità per i progetti di rilevante interesse paesaggistico, architettonico o urbanistico.
Il documento prodotto dall’Osservatorio, inoltre, ha chiesto “l’attivazione in tempi ravvicinati di tavoli di lavoro congiunti con i Responsabili provinciali dei settori dei Lavori pubblici, dell’Urbanistica, del Turismo e dell’Agricoltura” in modo da rendere possibili interazioni coordinate tra gli enti, finalizzate al miglioramento degli esiti finali sul territorio in termini di valorizzazione e di riqualificazione del paesaggio.
Connesso a questo risultato è il lavoro compiuto dal Consiglio, assieme al Servizio Urbanistica della PAT, orientato al completamento della riforma. Il contributo degli Ordini ha permesso di introdurre, come unico parametro urbanistico, la Superficie Utile Netta, come già dagli anni ‘90 si auspicava nel dibattito architettonico locale e come era stato formulato nel manifesto delle giornate di Arco, organizzate dal Citrac.
Va inoltre ricordato il presidio volto ad evitare che in capo ai progettisti venissero scaricate ulteriori responsabilità quali ad esempio l’asseverazione della conformità dello stato di fatto all’assentito.
La presenza della delegazione del Consiglio al Tavolo Appalti ha consentito di avere un dialogo con l’Amministrazione Provinciale, dove non sono tuttavia mancate le difficoltà. L’Ordine ha elaborato un documento ove ha proposto linee guida per l’assegnazione degli incarichi, riconoscendo nel concorso di progettazione la miglior procedura per le opere di maggior interesse architettonico.
In Trentino, finalmente dopo molto tempo, inizia a farsi strada tra le Amministrazioni la consapevolezza che l’utilizzo del concorso rappresenta la scelta ottimale tra gli strumenti per l’assegnazione degli incarichi di progettazione. Pur con risultati alterni, negli ultimi anni la Provincia ha scelto come modalità di affido per tutte le grandi opere il concorso in due gradi (l’Ospedale di Cavalese, le Scuole Malfatti a Mori, l’Istituto Vittoria a Trento). Anche il Comune di Trento ha scelto il concorso per i lavori di sistemazione di Piazza Mostra, l’ITEA per il restyling delle Torri di Madonna Bianca, come pure le RSA del Chiese, di San Bartolomeo a Trento e il comune di Predaia. La strada è ancora lunga, le difficoltà burocratiche ancora la ostacolano, ma la via è ormai tracciata: l’azione dell’Ordine è stata decisiva soprattutto per proporre il ruolo del coordinatore di concorso quale figura opportunamente formata al fine di garantire il miglior svolgersi della procedura.

Anche nell’affido di incarico a mezzo di gara, il Consiglio si è impegnato ad inserire parametri di valutazione qualitativa al fine di tutelare anche gli studi di piccole dimensioni, evitando procedure semi automatizzate che prevedevano solo elementi di valutazione quantitativa. La delegazione al Tavolo si è concentrata su alcuni elementi fondamentali tra i quali: l’importanza dell’incarico diretto sotto la soglia dei 46.000 euro non soggetto a confronto concorrenziale basato sul massimo ribasso; l’assegnazione della direzione lavori al progettista al fine di garantire la continuità e la qualità progettuale; un corretto importo di base d’asta che tragga origine sia da una precisa valutazione dei lavori da eseguire che da una corretta applicazione del calcolo dei corrispettivi.
L’Ordine ha svolto infine una costante opera di monitoraggio di tutti i bandi, interagendo con le pubbliche amministrazioni ed in molti casi correggendo le criticità riscontrate, soprattutto allorquando le stazioni appaltanti ricorrevano al massimo ribasso. Al fine di rendere più efficace tale azione, l’Ordine è in fase di adattamento alla normativa provinciale della piattaforma informatica ONSAI del CNAPPC, che permetterà una gestione digitale del monitoraggio dei bandi e potrà essere gestita dagli iscritti e dai RUP. La già richiamata necessità di riaffermare l’autorevolezza della nostra figura all’interno della società, della cultura e dell’economia dei nostri territori -riconoscendo l’architetto quale attore principale della trasformazione dell’ambiente costruito- dipenderà essenzialmente dal modo in cui riusciremo nel prossimo futuro a far convergere portato culturale e capacità tecnico-professionale, che devono costantemente mettersi in gioco ed essere disponibili al confronto e alla discussione. In questo potranno essere d’aiuto le sinergie che si potranno sviluppare nella nostra nuova sede, dove l’attivazione dell’Urban Center sarà una grande opportunità per aprirci alle realtà di cui facciamo parte.
Solo con una mentalità aperta, inclusiva, ma ricca di contenuti potremo riconoscerci nella società e nelle sue istanze, entrandovi dal basso, invitati e ricercati, con le chiavi della competenza e della qualità che sempre dovremo perseguire e migliorare al fine di far comprendere e condividere il valore etico e sociale dell’architettura.