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Arte Sella riparte: il parco di architettura dopo la tempesta Vaia.

È passato quasi un anno dall’evento calamitoso di Vaia, un momento di sconvolgimento ambientale che ha potentemente scosso la Val di Sella, località in cui ha minacciato di spezzare, insieme a tante piante, anche un’esperienza che della convivenza con la natura ha fatto il suo motto e la sua ragione d’essere.

Arte Sella riparte: il parco di architettura dopo la tempesta Vaia.

Arte Sella è uscita scossa, piegata, per qualche settimana tramortita e sorretta solo dalla forza dei tanti sostenitori e dalla caparbia volontà di ricostruzione, ma come un fusto che si piega per poi tornare a innalzarsi verso l’alto è riuscita a ripartire, innestando un nuovo corso sulla sua ormai trentennale traiettoria. 
Il 5 maggio di quest’anno, insieme ai primi germogli della primavera che iniziavano ad aprirsi, il parco di Villa Strobele ha riaperto con una triplice inaugurazione dal grande valore simbolico: sono state presentate al pubblico la Fontanella Sottsass, sorgente di nuova linfa vitale, e due ricostruzioni di opere facenti parte della collezione precedente del giardino: Kodama dell’architetto giapponese Kengo Kuma e DentroFuori di Michele De Lucchi. In questo caso parliamo di ricostruzioni e non di inaugurazioni perché le opere erano state già concepite e realizzate l’anno precedente come prime installazioni site-specific del nuovo corso architettonico del museo a cielo aperto che, dopo avere acquisito Forest Byoubu di Atsushi Kitagawara nel 2017, dal 2018 propone creazioni originali dei più importanti architetti contemporanei. 
Mentre nell’area di Malga Costa opere apparentemente fragilissime come Réservoir di John Grade sono uscite miracolosamente intatte dall’avvento della tempesta, proprio queste ultime realizzazioni architettoniche, sicuramente concepite con una speranza di vita più ampia, erano state duramente colpite dai crolli degli alberi circostanti, e lo scenario del parco i giorni immediatamente successivi a Vaia si offriva desolante e privo di vita. A quel punto si aprivano per Arte Sella due strade alternative: il rifiuto dell’evento traumatico, provando a dimenticarlo rimuovendo ciò che era stato danneggiato, oppure l’accettazione di quella calamità come estrema possibilità di quel ciclo comunque naturale di impermanenza e decadimento che ha sempre contraddistinto l’intimo credo dell’associazione. La tempesta è stata quindi lentamente riassorbita solo come un altro, seppure più devastante, effetto dell’azione della natura sulle opere, in un contesto in cui le conseguenze a volte drammatiche di questa “grande accelerazione” nella relazione tra uomo e ambiente che stiamo vivendo sembrano essere sempre più all’ordine del giorno. 
Una nuova temporalità in qualche modo incarnata dalla recente installazione di Edoardo Tresoldi, una cappella composta di piani in rete metallica che riportano la costruzione a un insieme stratificato di strutture opalescenti che si liberano gradualmente dalla gravità di un basamento in pietra, segnando metaforicamente la transizione da un tempo e una matericità solida a un avvenire dinamico e sempre più complesso. 
Si tratta della stessa stratificazione di tempi e significati visibile oggi a chi visita il giardino di Villa Strobele, dove, in parallelo alle due nuove opere di architettura che si sono aggiunte quest’anno alla collezione, quella di Souto de Moura e Levitas di Ian Ritchie, ritroverà anche le installazioni di De Lucchi e Kuma, ricostituite nella loro interezza ma con ben presenti i segni degli avvenimenti recenti. Nel primo caso, le parti sostituite risultano visibili nel colore più vivo del legno, mentre in Kodama le aggiunte hanno subito un trattamento di bruciatura che rende visibile su uno degli elementi di ingresso i versi di un haiku sospeso: Sibila il vento, / tra le fronde degli alberi. / La musica del koto / raggiunge il cielo.