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Architettura per tutti: professione e accessibilità

È un climax ascendente il percorso culturale che parte dell’Eliminazione delle barriere architettoniche, come mero espletamento di una richiesta normativa, per poi passare al Superamento delle barriere architettoniche, evitando di progettarne di nuove, fino a giungere a considerare l’accessibilità e l’inclusione come valori del progetto stesso e criteri di vivibilità per le città.

Good design enables, bad design disables

Good design enables, bad design disables

L’attenzione al tema dell’accessibilità è cresciuta negli ultimi decenni, inizialmente stimolata dall’evoluzione del concetto di disabilità, grazie a due importanti riferimenti socio culturali internazionali. Con la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (dell’intero genere umano) conosciuta come ICF (Organizzazione Mondiale della Sanità - 2001) viene introdotto un nuovo paradigma e spostato il concetto di disabilità dalla persona all’ambiente, conferendo allo spazio la capacità di risultare disabilitante o facilitante. L’ICF fornisce una base scientifica per la comprensione della salute intesa come interazione tra individuo e contesto: un buon design abilita e un cattivo design disabilita, grida (nel 2004!) l’Istituto Europeo per il Design e la Disabilità.
La Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, approvata nel 2006 dalle Nazioni Unite e ratificata in Italia nel 2009, sottolinea “l’importanza dell’accessibilità all’ambiente fisico, sociale, economico e culturale, alla salute, all’istruzione, all’informazione e alla comunicazione, per permettere alle persone con disabilità di godere pienamente di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali”. La fruibilità fisica da sola non basta quindi a garantire autonomia e dignità alle persone, sono necessari accorgimenti finalizzati ad offrire un’esperienza soddisfacente, che garantisca la possibilità di scelta individuale e che abbia luogo in piena condizione di benessere e in totale sicurezza. Accessibilità non è una caratteristica unica, ma una materia il cui ambito d’azione non riguarda solo questioni fisiche e percettive, ma anche aspetti legati all’informazione e alla comunicazione, alla cultura e all’esperienza.
Se la normativa tecnica ha più di venti anni, i riferimenti culturali ormai più di dieci, deve tuttavia rimanere sempre attuale la presa di coscienza da parte del progettista della propria responsabilità morale nel farsi carico del benessere di coloro che abitano o utilizzano un artefatto. È più facile limitarsi a questioni formali o quantitative piuttosto che cercare di immedesimarsi effettivamente in chi ha limitazioni nell’accesso a spazi e servizi e comprendere i suoi bisogni, guardare con sensibilità, costruire legami e immaginare città, architetture, oggetti basati sulla storia delle persone.
“Il progettista che guarda le riviste di architettura, sedendo al tavolo da disegno e non ha occhi per la realtà, sarà un creatore di città astratte, progettate per un’umanità che esiste solamente nella sua fantasia”. Un processo progettuale basato sull’osservazione e sull’immaginazione di diversi modi e possibilità d’uso significa invece superare l’astratto e l’idea di un bisogno unico e standardizzato, ricercando risposte universali ad una pluralità di abitudini, necessità, desideri particolari.

Ferrier Baudet Architects, Lady Gowrie Childcare Centre, Spring Hill, Australia

Ferrier Baudet Architects, Lady Gowrie Childcare Centre, Spring Hill, Australia

Oltre alla conoscenza concreta della materia architettonica esistono aspetti della disciplina che mutano e sono re-interpretati in relazione al tempo storico, ai grandi eventi, alle mutazioni climatiche, alle evoluzioni tecnologiche, alle conquiste ideologiche e sociali e il ruolo dell’architetto dovrebbe evolvere di conseguenza. Lo scenario che definisce la società odierna è uno scenario complesso e multiforme: ambiente, consumo di suolo, surriscaldamento globale, comunicazione, multiculturalità, nuovi modelli di famiglie, nuovi modi di abitare sono aspetti che influenzano le città, ovvero lo spazio di azione degli architetti, i quali, giocoforza, si devono confrontare con ambiti e discipline altre dall’architettura, per riuscire a raggiungere esiti progettuali di qualità. In questi confronti e contaminazioni si realizza l’etica progettuale, la responsabilità professionale e morale di progettare spazi, utilizzabili e vivibili dal maggior numero di persone e di garantire il diritto alla città, alla qualità degli spazi per la vita di comunità. Infatti anche se il contesto urbano è complesso è la stabilità dello spazio costruito ad essere necessaria per l’aggregazione sociale: la forma della città in cui vengono organizzate le relazioni fra le persone non è indifferente, il dove e il come si progetta, a grande scala, a scala architettonica o di dettaglio, influenza la capacità, la libertà, il diritto del cittadino utilizzatore di entrare il relazione con lo spazio e con gli altri.
“Le nostre città, i paesi, i borghi sono cantieri perpetui all’interno dei quali quotidianamente assistiamo alla costruzione di barriere di ogni genere. Consapevoli delle difficoltà che la cattiva progettazione comporta a tutti i cittadini e, nello specifico, alle persone con disabilità e agli anziani, riteniamo indispensabile promuovere una Ricostruzione Inclusiva per garantire ad ogni cittadino i diritti di autonomia, libertà, partecipazione, sicurezza che solo il diritto all’accessibilità può garantire quale passepartout per tutti gli altri.” Questo si legge nella Premessa del Manifesto per la Ricostruzione Inclusiva, uno dei progetti a cui sta lavorando Cerpa Italia Onlus - Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità, che richiama l’importanza di considerare l’inclusione nella ricostruzione post sisma di territori e comunità.
La necessità di intervenire in maniera significativa sul patrimonio danneggiato diventa occasione per ripensare città, paesi e borghi accessibili, che possano essere vissuti in libertà e sicurezza dai propri abitanti, nonché incrementare l’attrattività turistica dei territori. Il Manifesto propone uno schema operativo di indicazioni specifiche da adottare nel processo di ricostruzione, non solo di edifici, ma anche del tessuto sociale, il cui recupero è possibile solo all’interno di luoghi che facilitino la vita autonoma e di relazione, senza ostacoli di tipo fisico, economico e sociale. I temi che saranno considerati nella stesura dei principi guida, infatti, non riguarderanno esclusivamente gli aspetti fisico-morfologici dei territori, ma tratteranno anche di aspetti socio-economico-culturali quali partecipazione, comunicazione, sicurezza ed emergenza, servizi, abitare, luoghi aperti al pubblico, aree verdi, beni culturali, spazi urbani, smart cities.
È importante cercare di rispondere con concretezza alla tensione, etica ma non solo, che avvolge il ruolo dell’architetto oggi che, a servizio della comunità, può contribuire ad ‘abilitarè, poiché è portatore oltre che di qualità estetica, anche di qualità di vita e trasformazione culturale.