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Architettura e turismo nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.

ma pòde èssi bielezza
chel sudâ cence pòusas
chei paîs cence oms
chel lavôr cence cjanz
chel soreli ch'al divît
chê sêt ch'a rosea
chê gioventût ch'a si 'n' va
pòde èssi bielezza chesta?
1

(Leonardo Zanier, La bielezza da Cjargna)


1. ma può essere bellezza/il sudare senza riposo/quei paesi senza uomini/quel lavoro senza canti/quel sole che sorge e tramonta/quella sete che consuma/quella gioventù che se ne va/può essere bellezza questa? (trad. di Andrea Destradi)
Architettura e turismo  nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.

Foto di Alessandra Chemollo

Trasuda malinconia la bellezza della Carnia cantata da Leonardo Zanier.
La malinconia di una terra isolata, mal collegata alle principali direttrici, con una morfologia poco idonea allo sviluppo e con un clima rigido.
La malinconia di una terra che, per questi ed altri motivi, è stata protagonista di grandi esodi migratori, l’ultimo dei quali a seguito del terremoto del 1976.
La bellezza e l’affetto per questa terra, tuttavia, hanno portato chi è partito a lasciarvi il cuore e a tornare portando conoscenze, stimoli, esempi acquisiti altrove per tentarne il rilancio.
Tra di loro troviamo Leonardo Zanier, poeta carnico trasferitosi in Canton Ticino2, compagno di vita di quella Flora Ruchat Roncati architetto e professore al Politecnico di Zurigo che noi conosciamo soprattutto come progettista dei manufatti dell’autostrada svizzera N16 e della nuova trasversale ferroviaria del San Gottardo3. Nel 1978, Leonardo, Flora e Dolf Schnebli hanno dato il via al primo albergo diffuso4 a Comeglians, comune di origine di Zanier, con l’obiettivo di recuperare in modo sinergico e strutturale -e non disperso e autoreferenziale- il patrimonio sia costruito che sociale di quel territorio.
Da allora, in tempi lunghi, in Carnia sono nati cinque alberghi diffusi che interessano ambiti più o meno vasti, sfruttando sia finanziamenti regionali ed europei che investimenti privati.
Come riporta Francesco Battaglia, l’albergo diffuso “viene definito normativamente in Friuli Venezia Giulia dalla legge regionale n. 2 del 16 gennaio 2002, Disciplina organica del turismo, che recita: «Gli alberghi diffusi sono costituiti da unità abitative dislocate in uno o più stabili separati, integrate fra loro da servizi centralizzati quali ufficio di ricevimento, sala ad uso comune, eventualmente ristorante-bar, allocati in un unico stabile (...) Gli alberghi diffusi sono classificati dai Comuni sul cui territorio insistono le strutture o, nel caso in cui la dislocazione interessi più comuni, dal Comune in cui ha sede l’ufficio di ricevimento. I requisiti minimi ai fini della classificazione sono fissati con apposito regolamento comunale. In ogni caso il numero dei posti letto non può essere complessivamente inferiore a ottanta. Le unità abitative devono essere ubicate solo nei comuni amministrativamente confinanti con il Comune in cui ha sede l’ufficio di ricevimento dell’albergo diffuso...». La norma indica dei requisiti positivi per la classificazione: la presenza di almeno due corpi immobiliari separati (la reception ed uno stabile ricettivo), l’insistenza territoriale degli alloggi nel Comune dove è sita la reception o in un Comune confinante ed il numero minimo di 80 posti letto. (...) Dal punto di vista operativo, come già accennato sopra, la progettazione deve essere preceduta da un’analisi preventiva che accerti la presenza di una comunità locale vivace e capace di trasmettere valori e cultura; l’individuazione di un contesto urbano, ambientale e paesaggistico pregevole; l’intenzione e la capacità di condurre un’attenta gestione promozionale della propria offerta come del territorio; la volontà pubblica di fornire adeguato sostegno in termini di arredi urbani, servizi, infrastrutture”.5
Tra gli interventi architettonici più recenti associati al progetto delle varie unità dell’albergo diffuso -che non sempre spiccano per qualità architettonica- si distingue quello progettato da Gaetano Ceschia e Federico Mentil6 a Paluzza e realizzato tra il 2013 e il 2015.
Situato in un contesto per certi versi anomalo rispetto alla grande densità che caratterizza i borghi delle valli carniche, l’intervento riguarda il recupero di uno stavolo -costruzione rurale con basamento in pietra e fienile in legno- di cui era rimasta solamente la parte inferiore.

Architettura e turismo  nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.

Foto di Alessandra Chemollo

Architettura e turismo  nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.
Architettura e turismo  nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.
Architettura e turismo  nelle aree montane. L’albergo diffuso della Carnia e un intervento di Gaetano Ceschia e Federico Mentil.

Foto di Alessandra Chemollo

Tutt’attorno alcuni fabbricati rurali a formare un piccolissimo nucleo poggiato su un altopiano a 1200 mslm, incorniciato dai drammatici profili delle montagne circostanti.
Il progetto ha previsto il recupero del basamento -incamiciato da un involucro in calcestruzzo per aumentarne la resistenza strutturale- che è stato destinato a zona notte mentre la parte superiore -destinata alla zona giorno- è stata ricostruita con un volume in legno che rispetta il profilo della volumetria preesistente, astraendola.
Come ha scritto Pietro Valle: “quello di Ceschia e Mentil non è né un restauro, né una ricostruzione filologica, né una nuova costruzione tout-court, ma una sorta di innesto, di un nuovo edificio su un basamento esistente. Il nuovo ricorda quello che c’era prima, si basa su di esso, ritracciandone il volume e rivestendolo in tavole di legno, come gli stavoli tradizionali. Attua, tuttavia, anche uno scarto dal precedente nella definizione quasi astratta delle linee di una sorta di casa originaria, nel ricco rivestimento interno -realizzato con lo stesso legno dell’involucro- e nella creazione di una finestra/occhio fuori scala che inquadra, contemporaneamente, il paesaggio e il soggiorno, stabilendo una reciprocità tra gli sguardi dall’interno e dall’esterno. Le relazioni tra esistente, nuovo e precedente, tra edificio autentico e riprodotto, tra basamento e sopraelevazione, tra interno ed esterno, tra consumismo turistico e reinserimento critico dell’edificio nel paesaggio, sono poste in discussione in un’ottica di superamento della logica puramente conservativa, che norma la salvaguardia del patrimonio rurale oggi in Friuli”7. Ma anche in termini più ampi, potremmo aggiungere, per ristabilire un discorso sul progetto e sul suo rapporto con la storia che, alimentandosi alla fonte del passato, ne affermi le condizioni di necessità per un suo costante aggiornamento senza per questo volgersi verso gratuiti esibizionismi oppure rinunciare al radicamento nelle identità locali.

2. Leonardo Zanier (1935-2017), nasce a Maranzanis di Comeglians, migra dapprima in Marocco poi in Svizzera ed in seguito si trasferisce a Roma, ha lavorato poi tra la capitale italiana e la Svizzera svolgendo attività sindacale (già segretario di CoopSind, emanazione della Cgil e della Lega delle cooperative per la formazione e la promozione di imprese cooperative), di mediazione culturale, di formazione degli adulti. Per un lungo periodo ha seguito per l’Unione Europea progetti di sviluppo locale contro la povertà e l’esclusione. Dalla sua esperienza a Bruxelles e dalle sue relazioni internazionali nasce l’idea dell’albergo diffuso. Noto poeta dialettale, sue raccolte sono state pubblicate -oltre che da editori locali- anche da rilevanti editori italiani e svizzeri come Garzanti.

3. Flora Ruchat Roncati (1937-2012) si laurea in Architettura al Politecnico di Zurigo nel 1961. Dopo un periodo di pratica presso lo studio dei fratelli Latis a Milano e di Tita Carloni a Lugano si trasferisce a Roma dove diviene responsabile del settore progettazione della Lega Nazionale Coop Abitazioni. Rientrata in Svizzera ha svolto attività professionale, tra gli altri, con Dolf Schnebli (allievo di Josep Lluis Sert formatosi poi nello studio di Walter Gropius e infine professore al Politecnico di Zurigo) e ha insegnato in varie università.

4. Sull’esperienza dell’albergo diffuso della Carnia cfr. anche C. Toson, Il racconto dell’albergo diffuso, Createspace Independent Publishing 2015

5. F. Battaglia, Turismo rurale: l’albergo diffuso per la conservazione del paesaggio. Il caso della Carnia in C. Donato (a cura di), Turismo rurale, agriturismo ed ecoturismo quali esperienze di un percorso sostenibile, Trieste, EUT Edizioni Università di Trieste, 2007, p. 112

6. Gaetano Ceschia (Trieste, 1970) e Federico Mentil (Basilea, 1968) si laureano in Architettura allo IUAV nel 1997 con Francesco Venezia e Bernard Huet. Nel 1998 aprono a Venezia lo studio Ceschia & Mentil Architetti Associati che si occupa di design, interni, architettura e progetti urbani. Tra gli altri progetti si segnala -con Bernard Huet- quello per la per la riqualificazione delle piazze Unità d’Italia, della Borsa e del Teatro Verdi a Trieste. Oltre alle numerose pubblicazioni, i loro lavori hanno ricevuto vari riconoscimenti. Dal 2014 partecipano all’associazione professionale A2CM con cui hanno realizzato progetti all’estero alcuni dei quali pubblicati.

7. P. Valle, Stavolo in “Viceversa” 5/2016, pp. 113/114