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Alberto Oss Pegorar

Laureato all’università IUAV di Venezia, ho lavorato a Roma, Barcellona e Berlino, partecipando a progetti, ricerche, workshop e concorsi internazionali di architettura e architettura del paesaggio. Attualmente vivo e lavoro come architetto a Basilea. Sostengo un approccio aperto e interdisciplinare, tra temi e scale differenti: dal design all’architettura, dalla città al paesaggio e le loro interrelazioni.

Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero e in che modo hai ti sei confrontato inizialmente con il mercato del lavoro del paese in cui ti sei spostato?
Possiamo dire che a partire dall’esperienza universitaria a Venezia e la partecipazione al programma Erasmus ho sviluppato una forma di nomadismo che mi ha portato a vivere e lavorare in contesti diversi da quello domestico, per interesse in primis personale e quindi professionale. Il piacere e poi in qualche modo anche l’abitudine di spostarmi per conoscere diversi contesti culturali e professionali mi ha portato da Venezia a Valencia, da Roma a Barcellona, poi da Berlino a Trento e ultimamente a Basilea in Svizzera. In questo girovagare le esperienze lavorative sono state diverse, dalle borse di studio, ai tirocini, al freelancing. Attualmente sono dipendente in uno studio di Basilea da circa un anno. Il confronto con il mercato di lavoro è iniziato con una ricerca e selezione degli studi di architettura, poi ho semplicemente mandato una mail di presentazione con il portfolio aggiornato. Molte risposte, anche negative (ma sempre cordiali e giustificate) e poi l’invito ad un colloquio. Mi ritrovo quindi a Basilea, dove alle 11 del mattino sostengo un colloquio, alle 13 vengo richiamato per essere informato dell’intenzione di voler essere assunto ed alle 15 dello stesso giorno ritiro già un contratto a tempo indeterminato e torno a casa, tanto sorpreso quanto soddisfatto. Questa quindi la breve ma positiva esperienza con il mercato del lavoro elvetico, dove da subito ho avuto l’opportunità di iniziare a lavorare in uno studio di circa 40 persone, partecipando come progettista a differenti tipologie di progetti: concorsi, studi, progetti su temi che spaziano dall’abitare agli spazi di lavoro, educativi, commerciali sia per committenze pubbliche che private.
Come trovi le condizioni e le modalità in cui viene svolta la professione nel paese in cui vivi e lavori?
Bisogna premettere che il sistema-paese Svizzera si affida ad una situazione economica favorevole, e questa disponibilità economica si riflette ovviamente anche sul mercato specifico della costruzione. A questo si aggiunge però anche una diffusa cultura architettonica e senso critico del cittadino, sia come committente che utente. Gli esempi di qualità sono molti e diffusi, spaziando tra varie tipologie e scale di edifici: dalla casa privata agli edifici pubblici, dalle infrastrutture all’arredamento d’interni, non dimenticando gli spazi pubblici e le aree verdi. Questo panorama di riferimento nasce quindi da un contesto culturale generale ed è merito ovviamente di progettisti competenti e responsabili, che hanno contribuito con progetti di qualità a definire e rendere famosa l’architettura svizzera contemporanea. Per un architetto è fondamentale dialogare con committenti competenti, con obiettivi chiari e attenti alla qualità in tutti i singoli passaggi progettuali fino alla realizzazione. L’apertura a idee e soluzioni formali innovative, cosi come gli elevati standard di costruzione e l’attenzione ai dettagli e agli aspetti ecologici è normale prassi, cosa che magari in altri contesti, vuoi per la minore disponibilità economica, il poco interesse nella ricerca compositiva o la mancanza di obblighi legislativi vengono lasciati in secondo piano o non considerati. Gli aspetti virtuosi si traducono anche nell’ambito di espressione più modesto e quotidiano, che potremmo definire ”edilizia” e non solo negli esempi più meritevoli che più volentieri definiremmo “architettura”. D’altronde da statuto la Federazione Architetti Svizzeri (circa 950 iscritti) “riunisce architetti che, coscienti delle loro responsabilità, si dedicano, con attenzione critica, allo sviluppo del nostro ambiente costruito e s’impegnano nella realizzazione di opere di qualità nel campo dell’architettura, dell’urbanistica e della pianificazione del territorio”.
Quali differenze riscontri con l’ambito italiano sia rispetto alle dinamiche interne alla professione che rispetto alle relazioni tra i vari interlocutori con cui ti confronti?
Premetto che avendo lavorato per la maggior parte all’estero, ho un quadro delle dinamiche interne alla professione italiana limitata o indiretto. Nella mia esperienza attuale, i ruoli di ogni componente del processo progettuale sono ben definiti: ogni nostro progetto ha un project manager, un team di progettisti, disegnatori tecnici e direttore dei lavori a cui poi si affiancano soggetti esterni per temi specifici quali quelli strutturali, sicurezza, economia, sistemi costruttivi ed energetici. Ci si affida quindi per ogni aspetto alla migliore competenza specifica, garantendo uno standard qualitativo alto e costante in ogni fase sia del processo progettuale che realizzativo. Oltre ad un buon progetto su carta è fondamentale infatti anche poter confidare sull’elevata preparazione professionale e tecnica di chi realizza fisicamente i manufatti. Un’aspetto molto importante è anche la ricerca di sinergie tra tutti attori coinvolti e la costante condivisione pubblica e dibattito rispetto ai progetti in corso, che mantiene sempre alto l’interesse e l’attenzione rispetto ai temi dell’architettura e ne garantisce anche modo l’autocontrollo. Rispetto a queste dinamiche e rapporti tra professionisti, cosi come in quelli con i committenti o gli interlocutori pubblici ho potuto sempre constatare la massima trasparenza e supporto, rispetto di opinioni ed interessi e sinergie costruttive il cui obiettivo comune sia quello della qualità del progetto.

Alberto Oss Pegorar

Casa di cura/residenza per anziani concorso ad invito, Riehen/Basilea