Tu sei qui

Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941

Il 31 maggio 1941 Mario Cereghini, Adalberto Libera, Giovanni Muzio, Giancarlo Maroni e lo scultore Silvio Zaniboni -in quanto membri della Commissioni Tecnica Artistica istituita dalle alte gerarchie militari e incaricata di formulare l'ipotesi di un museo celebrativo delle truppe alpina sul colle roccioso del Doss Trento, dove pochi anni prima, non senza contrasti, era stato eretto il monumento a Cesare Battisti- illustrano a Mussolini il progetto con l'ausilio di sedici tavole dimostrative e di un plastico.

"L'Acropoli vera e propria (...) è progettata in un rettangolo di centosessanta per centoventi metri. Quest’area è cinta per tre lati da un grosso muro sul quale sono innestate diciassette torri più tre porte di accesso; il quarto lato è costituito da un fabbricato continuo lungo una decina di metri e largo circa centoventi, nel quale avrà sede gran parte del museo. Ciascuna delle diciassette torri è dedicata a un reggimento degli alpini, artiglieri e genio alpini. Entro il recinto del castro sono tracciati i due assi stradali (cardo e decumano) che terminano alle porte aurea-argentea-bronzea: vi hanno sede il Sacrario, un edificio-salone adibito pure a museo resti dell’antica basilica cristiana con la tomba del legionario romano, la gabbia delle aquile, il bastione delle armi, la piazzetta degli eroi e la piazzetta del battaglione. (...) Tutta l'area rimanente viene mantenuta a verde conservando l'attuale fisionomia alberata. Verranno scelte colture di fiori alpestri e verranno raccolti i minerali più interessanti della cerchia alpina. Fuori le mura si creeranno i parcheggi per le auto, l'abitazione del custode, il ristorante. È prevista la costruzione di tipiche casette alpine che evochino il folclore della cerchia montana. La zona sacra a Battisti si innesterà con opportuni accessi all'opera più complessa. Acquisterà maggior decoro con l’aggiunta delle centocinquanta arche dei Legionari Trentini disposte in appositi loculi nelle rocce alla base del monumento al Martire. Lo studio dell’opera è stato condotto in modo da affiancare la zona museo alla zona sacra di Battisti senza che di questa ultima venga menomata l’austerità. Da Trento l'attuale monumento comparirà con lo sfondo crestale del lungo e basso muraglione seminascosto dalle chiome degli alberi" (dal discorso di presentazione di Mario Cereghini).

Nel progetto sono evidenti le connotazioni simboliche "alpine e romane" così come totale è l'identità di vedute tra architetti e autorità militari attorno al principio insediativo in forma di Castrum alpinum attraversato da cardo e decumano e minuziosamente adattato alle preesistenze selezionate del Doss Trento.

Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941

VIII Giornata nazionale archivi di architettura, “Spazi aperti”.
Momenti dell’incontro presso l’Archivio del ‘900 del Mart, con l’esposizione dei modelli del Progetto di acropoli alpina sul Doss Trento, 1941 (Modelli di Ottorino Bertoni e Luigi Giovanazzi, 1994, Mart, Comune di Trento)

Inoltre esplicito è il riferimento all’antica architettura romana non solo nell’impianto generale del castro fortificato -idea esposta quasi sempre in relazione al concetto di zonizzazione, o nei riferimenti a costruzioni antiche presenti nei singoli edifici dell’Acropoli-, ma nell'idea architettonica complessiva che richiama, nelle torri perimetrali, nella forma delle porte, nel lungo lato pilastrato perfino nelle dimensioni (180,55 x 122,90 m), la pianta del palazzo di Diocleziano a Spalato.

Le sedici tavole di progetto presentano una serie di incongruenze nelle soluzioni di passaggio tra la grande, la media e la piccola scala: segno di apporti diversi.

La Commissione Tecnica Artistica, infatti, assume le caratteristiche di un vero e proprio gruppo di lavoro, con una precisa divisione interna dei compiti. Libera studia le soluzioni per il fabbricato-muro contenente le parti generali del museo. Cereghini e Muzio si occupano dello studio del castro, della zona folcloristica e del ristoro: mentre la sistemazione dell’accesso all’area sacra a Battisti, del giardino e delle arche dei Legionari Trentini è affidata a Maroni.

Sono anche rintracciabili contributi originali e specifici dei quattro architetti. Di Cereghini è da notare la tensione, più volte espressa, verso "l’elementarietà dell'architettura e il carattere alpino delle murature". Libera é presente con gli elementi formali e gli spunti linguistici inconfondibili del suo “stile" oltre che nella definizione della trama "urbana" delle relazioni geometriche tra i diversi fabbricati. Maroni propone un'interpretazione personale del castrum finalizzata a un'attenta contestualizzazione, soprattutto in rapporto al monumento dedicato a Battisti. Di Muzio è riportata nelle lettere e nei verbali l'efficacia dell’apporto decisionale.

Del progetto del grande memoriale degli alpini viene realizzala la strada monumentale di accesso al colle e la cappella votiva di Santa Barbara posta al centro della galleria scavata nella roccia. Nel 1942 le "inderogabili esigenze di guerra" esigono la sospensione dei programmi e i successivi avvenimenti dell'8 settembre 1943 concludono la storia dell'Acropoli alpina immaginata come un "grandioso complesso monumentale che doveva documentare l'eroismo dei soldati di montagna".

Giovanni Marzari (Scheda in Muzio, catalogo della mostra, Milano: Abitare Segesta, [1994])

Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941
Acropoli alpina sul Doss Trento, Trento, 1941

VIII Giornata nazionale archivi di architettura, “Spazi aperti”.
Passeggiata di architettura sul Doss Trento

GIOVANNI MARZARI:
Giovanni Marzari, architetto, vive e lavora a Rovereto (TN). L’attività professionale, dal 1984, si è sviluppata nel settore del restauro architettonico di edifici antichi e “moderni”, di nuove costruzioni, di studi paesaggistici e, in particolare, di allestimenti di mostre e di musei.
Accanto all’attività professionale ha sviluppato un’attività di ricerca concretizzata in scritti e nella cura di pubblicazioni, incentrate soprattutto sul rapporto tra “arte e architettura”. Tra queste si segnalano quelle dedicate a Figini e Pollini, Libera, Melotti, Giancarlo Maroni, Carlo Belli, Mario Sandonà, Massimo Scolari, Mario Radice, (…) alla città di Trento.
Ha partecipato a convegni e seminari, presso l’IUAV, l’Università di Trento, il Politecnico di Milano, il DOCOMOMO e l’Accademia di San Luca di Roma, il MART e il MAXXI.